Moustaches (Les éditions du lampion) o Mustacchi nell’edizione italiana (Ed. Logos) è una raccolta di 22 racconti bizzarri e surreali che illustrano altrettanti disegni realizzati a china nera.

L’autore, l’illustratore catanese Antonio Bonanno, ha scelto come filo conduttore il tema di baffi e barba che di volta in volta da ornamento si trasformano in strumento o elemento fantastico, e come ambientazione l’inconfondibile eleganza dell’epoca vittoriana.

Intervista all’autore

Abbiamo contattato Antonio Bonanno per un’intervista, mossi sia dall’attualità del tema ma soprattutto dal puro divertito stupore nato dopo aver sfogliato il libro. Prima di leggere le sue puntuali risposte su Mustacchi, un consiglio: correte a regalarvelo, è davvero strepitoso!

Rebel Moustache. Da dove è nata l’idea di Moustaches?

Il progetto è nato nel giugno del 2013, quando un cliente, collezionista di macchine fotografiche antiche, mi chiese di realizzare un’illustrazione per lui. Mi ispirai alla sua splendida collezione, nacque così “Baffi impressionanti”, la prima illustrazione del libro e con essa anche il desiderio di proseguire su questo filone. Documentandomi sulle macchine fotografiche d’epoca rimasi infatti affascinato dai soggetti di vecchie foto realizzate con le prime dagherrotipo, non potevo fare a meno di notare che molti portavano baffi raffinati e suggestivi. Essendo anch’io un “portatore sano di barbigli” decisi di realizzare delle illustrazioni per una mostra a tema.

«Nacque così “Baffi impressionanti”, la prima illustrazione del libro»

D. Nella realizzazione del libro, sono nati prima gli aneddoti o i disegni?

Le prime illustrazioni non avevano testo, sono nate d’impulso, sotto la spinta creativa, sentivo l’esigenza di rappresentare quel mondo di baffi e barbigli che avevo riscoperto. Ho mostrato le illustrazioni a diversi editori italiani e stranieri, che le hanno apprezzate molto e mi hanno suggerito di scrivere alcune righe a corredo di ogni illustrazione. Mi sono lasciato trasportare dalla fantasia, spesso mentre disegnavo la storia prendeva corpo nella mia testa, altre volte mi lasciavo guidare da uno spunto, una situazione bizzarra o surreale.

«Sentivo l’esigenza di rappresentare quel mondo di baffi e barbigli che avevo riscoperto»

D. Perché ha scelto proprio la formula degli aneddoti di cronaca quale didascalia alle illustrazioni?

Gli albi che preferisco sono quelli con poco testo. L’illustrazione parla da sola, comunica emozioni, idee, stati d’animo e soprattutto ci restituisce la capacità di sognare lasciando libero spazio alla fantasia. La formula degli aneddoti fulminanti, con uno stile più vicino alla cronaca mi sembrava più adatta a corredare le illustrazioni. In particolare mi ha ispirato “Romanzi in tre righe” di Félix Fénéon, giornalista, critico letterario e artistico del 1906, che in poche frasi condensava episodi di cronaca fuori dal comune.

Quanti tipi di rasatura esistono…

D. Perchè ha scelto di ambientare le illustrazioni in epoca vittoriana? Cosa le trasmette in termini di stile quest’epoca?

Il periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento è caratterizzato da una inconfondibile eleganza negli abiti, negli accessori e nella ricerca di una ricchezza da ostentare come segno dell’appartenenza a una determinata classe sociale. Ecco, mi piaceva raffigurare quello stile. Un uomo elegante non poteva uscire di casa senza accessori perfetti e ben coordinati, tra cui cappello, guanti, scarpe, bastone da passeggio, cravatta… e bel paio di baffi non guastavano sicuramente!

D. Come si è documentato per rappresentarne l’essenza?

Ho accompagnato la mia ispirazione con un meticoloso lavoro di ricerca, passando al setaccio archivi, biblioteche, banche dati. Sono andato a caccia di foto d’epoca e ne ho recuperate alcune incredibilmente suggestive, poi ho iniziato un lavoro di documentazione su mode, tendenze e vari modelli di baffi, così ho scoperto che ne esistono più di 20 tipi.
E c’erano decine di accessori e strumenti per tenerli sempre perfettamente in ordine. Ho accompagnato la mia ispirazione con un meticoloso lavoro di ricerca.

D. La scelta della tecnica, china nera, da cosa è stata dettata?

Ho scelto una tecnica che mi dava la possibilità di esprimermi al meglio e di raffigurare anche i minimi dettagli, la curvatura di un baffo, la fluidità di una lunga barba, attraverso un sapiente intreccio di linee che dà vita a un gioco di chiaroscuri. Per molti è una tecnica infernale, a me invece rilassa: spengo il Mac, accendo la musica e la mano e parto per il mio viaggio…

Ho inserito persino un autoritratto mentre suono i miei baffi!

D. Perchè gli aneddoti hanno per protagonisti solo personaggi inventati tranne 1, che è realmente esistito? Perché ha scelto proprio Camillo Golgi, il 1° nobel italiano per la medicina?

La scelta di soggetti di fantasia mi ha consentito di lavorare più liberamente, senza condizionamenti di sorta. Così sono nati i fratelli siamesi Dubois, il sollevatore di pesi, l’uomo con un nido d’uccelli al posto della barba, il cacciatore di baffi, il generale con barba sospesa da palloncini. Ho inserito persino un autoritratto mentre suono i miei baffi! Durante il lavoro preliminare di ricerca ho scovato un vecchio ritratto di Golgi e ne sono rimasto folgorato: ovviamente portava un bel paio di baffoni. Ho letto la sua biografia e trovato lo spunto per un aneddoto in cui Golgi fosse protagonista.

«Ho inserito persino un autoritratto mentre suono i miei baffi!»

D. Cosa c’è di “moderno” nel suo libro? e che messaggio vuol trasmettere?

Quando ho concepito il progetto mi sono lasciato guidare dalle suggestioni che in quel periodo mi dava vedere baffi e barba. Non seguo mai le mode o peggio le tendenze dettate dal mercato editoriale. Volevo che il mio lavoro avesse un certo gusto retrò, suscitasse una vaga nostalgia per un periodo in cui tutto sembrava possibile e a portata di mano, la rivoluzione industriale, una nuova ricchezza, le illusioni che si accompagnavano al nuovo millennio… Penso che nel libro ci sia ben poco di contemporaneo, anzi se paragonato alle pubblicazioni oggi più in voga può considerarsi all’antitesi. Se andare controcorrente rispetto al mercato editoriale di questi ultimi anni vuol dire essere moderni beh, allora il libro è moderno 😉
A rendere attuale il libro credo che abbia contribuito il fatto che proprio in questo periodo siano tornati di moda baffi e barba anche tra i più giovani e devo dire che questo mi diverte!
Quindi quale migliore messaggio potrei trasmettere con il libro Moustaches (Mustacchi nell’edizione italiana) se non quello di andare controcorrente? Non seguite gli stili artistici o le mode del momento solo perché vendono di più, ma divertitevi lavorando. Alla lunga ripaga e, se non verrete apprezzati, avrete fatto sicuramente un bel viaggio introspettivo.

«Volevo che il mio lavoro avesse un certo gusto retrò, suscitasse una vaga nostalgia per un periodo in cui tutto sembrava possibile e a portata di mano»

D. Perchè secondo lei nell’ultimo periodo c’è stato un ritorno della cura/cultura di barba e baffi?

Corsi e ricorsi storici, le mode cambiano, passano, poi ritornano. Forse ultimamente si era visto un uomo troppo “effeminato”: depilazioni, sopracciglia tirate, magliette sagomate hanno spopolato e magari si è voluto cambiare strada, mantenendo comunque un tocco di edonismo. Da qui il ritorno all’hipster, ma riveduto e corretto. Ciò ha influenzato la musica, la moda e inevitabilmente la cura di barba e capelli, con il conseguente boom delle barberie quale luogo di ritrovo cool e di tendenza. Il vero hipster, come diceva Frank Tirro negli anni Quaranta è amorale, anarchico, gentile e civilizzato al punto da essere decadente. Ma se il vero significato del termine hipster è “aprire gli occhi” beh… dico io, che ben venga!

D. Perchè si fa crescere, o meglio, non taglia barba e baffi? possiamo sapere cosa significano per lei?

Anche se non mi sento un vero hipster, da tempi non sospetti porto la barba, se la togliessi adesso non mi riconoscerei, forse sembrerei più giovane ma meno me stesso. Ma il motivo principale è che mi secco a radermi!

«Porto la barba, se la togliessi adesso non mi riconoscerei»

 

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